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Sketch, un omaggio a pagamento

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Sketch, un omaggio a pagamento

di Stefano Bidetti

“Mi può fare uno sketch?”
“Certo, cosa vuoi che ti disegni?”
“Non saprei, magari Zagor contro un drago…”
Fino a qualche tempo fa questo avrebbe potuto essere uno spezzone di conversazione tra un disegnatore da una parte e un appassionato dall’altra rispetto a un tavolo su cui fossero appoggiati dei fogli bianchi, delle matite, qualche pennarello, magari una gomma. E probabilmente sarà un dialogo cui si assisterà ancora in qualche situazione,… ma non sempre. In effetti, da un po’ di tempo in numerose manifestazioni si è dato il via all’abitudine di far pagare gli sketches ai richiedenti. La cosa ha vari risvolti, proviamo a valutarli insieme. E non me ne voglia Emiliano Tanzillo, l’immagine di un cui sketch ho solo rubato su Internet e utilizzato per corredare questo articolo.
La prima volta che mi è capitato di assistere a questo tipo di richiesta economica da parte dei disegnatori fu ad Albissola Comics di qualche anno fa (era proprio la prima edizione, se non ricordo male, quella del 2012, o forse quella dell’anno successivo). In quell’occasione, dato il gran numero di disegnatori presenti e, soprattutto, di visitatori, fu la stessa organizzazione a invitare i disegnatori a chiedere un compenso (non ricordo la cifra, ma era sicuramente bassa) onde regolamentare e contenere un poco le richieste di sketches e quindi gli assembramenti nelle varie postazioni.
I pro di una situazione in cui gli sketches vengono eseguiti a pagamento sono riferiti al fatto che in questo modo si fa sì che la richiesta al disegnatore venga fatta effettivamente da chi è interessato ad avere un disegno proprio da quell’autore; inoltre, ricevendo un compenso per lo “schizzo” fatto, il disegnatore molto probabilmente sarà più propenso a curare l’esecuzione del suo lavoro in modo più attento, sapendo anche - come si diceva prima - che le richieste saranno inevitabilmente in minor quantità.
D’altronde, il disegnatore stesso avrà di sicuro più piacere di eseguire un disegno per qualcuno che effettivamente ci tiene, tanto da essere disposto anche a versare una quota per ottenerlo. E magari – va considerato anche questo – potrà avere meno il senso di aver passato tanto tempo lontano dal suo tavolo di lavoro, che sempre reclama scadenze e velocità di realizzazione.
I contro sono però altrettanto evidenti. Innanzi tutto questo penalizza i bambini o i ragazzi che non siano accompagnati da genitori generosi o comunque accondiscendenti alla passione o al desiderio del figlio, laddove una richiesta di 20-30 € (questa la tariffa mediamente applicata) rappresenta per un giovane di certo uno scoglio insormontabile.
L’altra conseguenza decisamente poco gradevole è vedere la trasformazione dei disegnatori da artisti felici del proprio lavoro e desiderosi di distribuirne una piccola parte a persone entusiaste in professionisti della “marchetta” a pagamento: eseguita di sicuro con scrupolo e professionalità, ma solo dietro la corresponsione di un prezzo. E ci saranno sicuramente casi in cui la venalità del singolo potrebbe stravolgere completamente il tipo di relazione, che dovrebbe comunque essere basata sulla passione di entrambi, tra il disegnatore e il fan che si avvicina al suo tavolo; oppure che potrebbero portare l’autore dei disegni a trattenersi per ore al tavolino pur di raccogliere quante più prenotazioni possibile.
Vi è poi un altro aspetto da considerare. Chi chiede lo sketch magari è proprio un appassionato, o un collezionista di sketches. E lo schizzo chiesto al volo al disegnatore rappresenta un qualcosa di particolare anche e soprattutto per il suo carattere estemporaneo. Il fatto che sia un omaggio, che dia la sensazione al richiedente, lo fa apparire come un regalo fatto a lui, proprio a lui; se l’esecuzione di quello schizzo ha invece un costo, alto o simbolico che sia, automaticamente si modifica proprio l’essenza stessa dell’omaggio.
È un lavoro, di sicuro. Ma vogliamo sempre credere che il disegnatore lo faccia comunque con passione, non solo per pagare il mutuo o la macchina nuova! E dall’altra parte, se è vero che i lettori non hanno poi questo indiscutibile diritto di pretendere le cose, è anche vero che sono loro, i lettori, che in fondo reggono in piedi la baracca, e che acquistare gli albi in edicola, spendere soldi per recarsi alle fiere e pagare il biglietto per accedervi rappresentano di per sé già costi considerevoli.
Cosa c’è allora dietro l’invito degli organizzatori ai disegnatori a chiedere un corrispettivo per i disegni realizzati, o la loro tolleranza a lasciarglielo fare? Forse il voler in questo modo liberarsi dell’onere rappresentato dal garantire all’autore presente un trattamento da questi gradito? Oppure sono i disegnatori stessi che, altrimenti, non ritengono opportuno accettare gli inviti degli organizzatori, che si traducono inevitabilmente in perdita di tempo produttivo e magari anche nella necessità di sostenere di tasca propria parte degli oneri della trasferta?
In altri casi sono invece gli editori che ospitano al proprio tavolo i disegnatori stessi a chiedere al disegnatore di non eseguire disegni su fogli liberi, ma di farli solo sulle bianche pagine introduttive di qualche volume che l’appassionato è tenuto a comprare. Questa sinceramente è una terza situazione, in quanto il disegnatore, al di là di veder venduto un proprio volume, non ha un incasso diretto e monetizzato per l’esecuzione del disegno; al tempo stesso, l’editore o il venditore deve giustamente tutelare lo scopo della propria presenza alla manifestazione e anche il costo che la presenza del disegnatore comporta per lui.
In conclusione, di sicuro ci sono aspetti positivi e negativi. Molti disegnatori, soprattutto della vecchia scuola, non ci pensano proprio a chiedere dei soldi in cambio e magari, fino a stanchezza sopraggiunta, sono ben lieti di elargire pezzi d’arte fuoriusciti dalla propria matita. Altri, all’estremo opposto, di questa compravendita ne hanno già fatto un’attività organizzata, con tanto di prezziario esposto; magari anche quando – sinceramente – non sono proprio dei fuoriclasse del pennarello (che è ormai lo strumento più utilizzato in tali occasioni).
A fronte di questo, troppi fan sono lì a pretendere che il disegnatore gli faccia un disegno, magari anche quando è stanco da una giornata passata a disegnare, con la considerazione che "Tanto a lui che gli costa? Che vuoi che ci metta a fare quattro tratti sul foglio?".
Di certo è tema dibattuto, trattare il quale può voler dire provocare magari il risentimento di qualcuno. Non era e non è mia intenzione esprimere giudizi, di qualunque tipo. Però di fatto, ogni volta che un argomento viene passato al setaccio della “monetizzazione”, inevitabilmente qualcosa si rompe, soprattutto in un mondo in cui la magia deve comunque rimanere ben preservata. Forse allora non è il caso di lasciare che le cose succedano perché “così va il mondo”, ma affrontarle con consapevolezza e quindi anche con metodo. Disegnatori, lettori, appassionati, editori e organizzatori di eventi dovrebbero presumibilmente ragionarci in maniera più serena e oggettiva, valutando appunto i pro e i contro.


postato il 14/4/2019 alle ore 10:44

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