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INTERVISTA A CARLO LUCARELLI

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SCLS - Passione Zagor
151a cura di Stefano Bidetti

INTERVISTA A CARLO LUCARELLI

Pubblichiamo un’anteprima di un’intervista a Carlo Lucarelli, che abbiamo interpellato sul suo rapporto con il fumetto. Poiché in questo mese esce l’albo con l’inizio della storia di cui egli ha realizzato il soggetto, anticipiamo qui i primi passaggi di un pezzo che, in modo più articolato, comparirà poi sul numero autunnale di SCLS Magazine. Da qualche tempo il famoso scrittore di romanzi gialli ha infatti cominciato a dedicarsi anche a scrivere qualche storia per lo Spirito con la Scure. Trovandoci di fronte a un così interessante contributo, abbiamo voluto sentire il suo punto di vista sul fumetto e su Zagor.

A parte la fase successiva, quella cioè che poi ti ha coinvolto in termini di attività, qual è il tuo rapporto storico con il fumetto?

È un rapporto molto stretto, io c’ho ripensato spesso perché, tutte le volte che viene chiesto a uno scrittore di romanzi come me quali sono le sue origini e radici, istintivamente e per scelta noi cominciamo a parlare di grandi romanzi classici, poi aggiungiamo il cinema, poi magari la televisione; in realtà avremmo dovuto fare un’altra cosa, cioè partire dai fumetti. È sempre qualcosa che viene presa in considerazione dopo, almeno di questo ci siamo resi conto, ma in effetti il nostro primo rapporto con l’immaginario è stato immediatamente sui fumetti. Almeno il mio è stato quello. Da bambino io leggevo i giornalini, come si chiamavano allora. Le prime cose che ho visto e con cui ho avuto a che fare sono state le favole illustrate per bambini, che mi leggeva mia nonna, ma poi sono stati soprattutto i fumetti. Io andavo all’edicola, compravo il fumetto e tornavo a casa con il giornalino da leggere. I miei primi fumetti sono stati quelli dei bambini di allora, negli anni ‘60, quindi Tiramolla, Soldino e così via; ma poi ben presto Tex e poi Zagor, e le altre cose che si leggevano in quel periodo, come Il grande Blek o Capitan Miky, che però non mi piacevano molto, mentre Diabolik non era ancora alla mia portata, anche se lo è diventato dopo. Poi naturalmente Topolino e altre due cose che secondo me sono state fondamentali, a parte i fumetti seriali come Tex e Zagor, cioè il Corriere dei Piccoli e poi il Corriere dei Ragazzi, con tutti i fumetti che spaziavano ovunque, dalla fantascienza ai Puffi, e soprattutto con il fatto di essere una rivista che metteva insieme appunto i fumetti con riflessioni, letteratura, racconti e tanto altro.
Io lì ho imparato, il mio immaginario è partito da lì; ed è poi da quel tipo di letture che passi ai romanzi, a vedere i film e poi arrivi magari a scriverti i tuoi romanzoni. Anche il premio Nobel comincia con Topolino o con Tex e Zagor! Sicuramente, quando mi daranno il Nobel da vecchio, mi chiederanno da dove sono partito è io citerò l’edicola sotto casa mia a Faenza. L’edicola era un passaggio fondamentale, perché era un luogo davanti al quale passavi tutte le mattine. Mio nonno entrava per comprare il giornale e io mi infilavo dietro di lui ed era pieno di fumetti. Non era una cosa come magari succede oggi che devi andare apposta a cercare un luogo dove poterti comprare i fumetti: l’edicola era un punto davanti al quale tu comunque passavi.

In particolare, invece, per quanto riguarda Zagor, come lo hai scoperto e hai cominciato a leggerlo?

Zagor l’ho scoperto sempre in questo modo, cioè andando all’edicola con i miei nonni. Io sinceramente ho cominciato con Tex, con quel tipo di fumetti bonelliani, diciamo seriali. Ho avuto in effetti in giro per casa anche le strisce orizzontali di Tex, albi con cui probabilmente ho cominciato la sua lettura, però poi mi sono ritrovato davanti anche questo altro tizio, Zagor, e ho cominciato a leggere anche lui. Quello che mi ha attratto subito era forse l’ambientazione un po’ simile, un fumetto del genere western, anzi come dicevamo allora "di cowboy". Quello che però mi aveva attratto in modo repentino è che non era soltanto quello. A differenza di Tex, che da quel punto di vista è un classico, Zagor faceva anche tante altre cose. E allora ho cominciato anche ad appassionarmi a tutte le stranezze che capitavano all’interno degli albi di quest’altro personaggio.

Divagando un poco, per quanto riguarda poi il tuo applicarti ai fumetti, avevi già fatto qualcosa prima, addirittura avevi dato il tuo volto a Cornelio e poi comunque avevi collaborato con quelle produzioni…

Sì, io avevo cominciato intorno agli anni ‘90 con Nova Express, con Luigi Bernardi, perché avevo scritto i soggetti per Onofrio Catacchio per realizzare L’ispettore Coliandro. Quella è stata la prima volta in cui in qualche modo ho toccato qualcosa che poi è diventato un prodotto disegnato. Subito dopo è arrivato Giampiero Casertano, che mi aveva chiesto un soggetto e poi anche una sceneggiatura vera e propria per uno dei racconti che stava all’interno di Guerre, un volume che poi lui fece uscire prima in Francia e poi anche in Italia, con svariati racconti anche di altri scrittori, uno era suo e uno appunto era mio. Quello è stato l’incontro con la sceneggiatura vera e propria. Lui mi diceva di sceneggiarlo io, ma io dovetti chiedere di che si trattava, cioè che cosa avrei dovuto fare. Per me è stato un po’ come andare a scuola, a partire dal foglio, le sei vignette del formato Bonelli, facendo attenzione al fatto che quella in mezzo si poteva allargare, con l’occhio a dove sarebbe caduto il colpo di scena, alla sceneggiatura divisa tra dialogo e azione, e così via. Ho quindi approcciato tutte queste cose che hanno le stesse caratteristiche di quando si fa la sceneggiatura per il cinema o i video. La prima volta l’ho fatto insieme a una mia amica sceneggiatrice, Laura Paolucci, la quale mi ha spiegato le cose a partire dalle nozioni fondamentali (interno, situazione, giorno, scena 1, e così via), perché altrimenti io non avrei proprio saputo da dove cominciare. In quel caso si è trattato appunto di vedere direttamente come scrivere le cose.
Poi è arrivato Cornelio, Mauro Smocovich ed è seguita una serie di altri coinvolgimenti, fino a questi più recenti che riguardano Zagor. Io non posso dire di essere uno sceneggiatore di fumetti o un fumettista, resto un principiante, uno che sta studiando.

L’intervista completa sarà consultabilòe su SCLS Magazine n. 31


postato il 2/8/2025 alle ore 21:50

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