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Il contributo di

Alessandro Cacace



Come una fiaba infinita

Chissà se da oggi il nostro Spirito con la Scure si accorgerà di essere per sempre un po’ diverso, se si renderà conto che adesso la sua fisionomia non sarà più la stessa, senza più le magiche pennellate del suo secondo genitore, ora che anche Gallieno ci ha lasciato. Perché, se spiritualmente Sergio Bonelli è il papàdel nostro Zagor, possiamo fuor di metafora sicuramente affermare che fisicamente Gallieno Ferri ne è stato la mammachelo ha sempre accudito con religiosa dedizione, e adesso che anche lui non c’è più è come se improvvisamente fossimo tutti un po’ più soli e più grandi, perché la figura serena e rassicurante di Gallieno ci faceva anche sentire ancora in qualche modo la presenza di Sergio Bonelli, e questo anche a prescindere dalla magica suggestione provocata dai suoi disegni che ci hanno incantato per oltre mezzo secolo. Gallieno Ferri è stato talmente grande a livello artistico che ha rappresentato l’essenza stessa di Zagor, contribuendo a forgiarne anche l’anima forse quasi quanto Sergio Bonelli stesso. Ancora ragazzo, ricordo quel sottile fastidio che provavo nel momento in cui cominciava una nuova storia realizzata da Donatelli o Bignotti dopo averne letta una disegnata da Ferri; avevo realmente bisogno di almeno una decina di tavole prima di calarmi nell’atmosfera del nuovo episodio (e quindi del nuovo disegnatore), e confesso che ammettere ancora oggi queste sensazioni mi fa sentire un po’ in imbarazzo verso questi vecchi (e grandi) disegnatori, ma non potevo farci niente. Eda adesso, ancora più strana sarà la sensazione che sicuramente proveremo cercando la copertina del nuovo albo di Zagor in edicola, tentando di trovare con gli occhi quel tratto così familiare che inconfondibilmente riconoscevamo ogni mese. Qualche anno fa Sergio Bonelli affermò che la sintonia con cui lui e Gallieno Ferri interpretavano le avventure dello Spirito con la Scure era tanta che le parole con cui, sulle pagine della sceneggiatura, normalmente indicava una scena erano sufficienti a ottenere dal disegnatore un’interpretazione tanto fedele da sbalordirlo ogni volta. E sì caro Sergio, avevi proprio ragione, il verbo sbalordire è proprio quello più esatto per definire le sensazioni che Gallieno riusciva a farci provare: tu con i testi, e l’anima, il carattere e la personalità che desti a Zagor, e Gallieno che, disegnandolo, gli diede le fattezze e la fisionomia che per sempre legheranno il nostro Spirito con la Scure alla sua interpretazione. Io ricordo esattamente la prima volta in cui rimasi sbalordito, in un giorno di fine estate 1972 a casa al mare di mia zia con l’albo Indian Circus: avevo 12 anni e da quel momento iniziò la mia avventura con Zagor che divenne per me una sorta di fratello maggiore. Nei miei sogni adolescenziali a occhi aperti in quegli anni Settanta, come credo per la maggior parte degli amici zagoriani della mia generazione, è avvenuto l’innamoramento. Perché ogni storia disegnata da Gallieno diventava un cabaret di stravaganti personaggi di multiforme umanità nelle più disparate ambientazioni e situazioni, quasi sempre al limite dell’irreale: si trattasse di una fortezza vichinga o del mare del capitanoFishleg, di un villaggio indiano o di un vecchio saloon di un villaggio di frontiera, di un paese medievale o di un castello settecentesco per Bela Rakosi, di un rendez-vous di trapper o del un relitto di un vecchio veliero abbandonato. Dagli attori principali a quelli secondari, nella mano di Gallieno tutti i personaggi diventavano veri e propri protagonisti; soprattutto i cattivi, prepotenti o criminali che fossero, che subito svelavano la loro malvagità che era tanto più grande quanto più grottesco e malfatto era il loro aspetto fisico. A questo punto l’innamoramento era compiuto, e le vignette dipinte da Gallieno si trasformavano d’incanto come in una miriade di fotogrammi di una fiaba infinita che si fissavano per sempre nella mia fantasia di adolescente; ma in realtà la fiaba è stata proiettata fino ai giorni nostri, perché la fisionomia di Zagor in oltre mezzo secolo non è mai cambiata grazie a Gallieno, la sua pennellata impressionistica ha continuato a sbalordirci quasi fermando il tempo, e regalando a tutti noi l’illusione di essere degli eterni adolescenti. Perché la verità è che dobbiamo ritenerci fortunati non solo perché qualcuno lassù ce lo ha preservato così a lungo, ma anche perché Gallieno non si è mai sentito anziano, è sempre rimasto giovane nel fisico, nel cuore e nella mente e, soprattutto, non si era mai deciso ad appendere i suoi magici pennelli al chiodo (per la nostro felicità). Confesso che per un lungo periodo ho smesso di acquistare Zagor, ma qualche sbirciata all’edicola l’ho sempre data, come per rassicurarmi del fatto che Gallieno c’era sempre e che stava bene, e quale migliore testimonianza delle sue inconfondibili e spettacolari copertine che sempre risaltavano pur tra tante pubblicazioni sui banchi degli edicolanti? Anche perché per tanti anni noi vecchi zagoriani non sapevamo neanche chi fossero Guido Nolitta e Gallieno Ferri, non c’era molta tecnologia e Internet era ancora di là da venire, e ci si poteva informare solo attraverso qualche rarissima rivista specializzata di fumetti. Era quindi impossibile dare un volto agli autori. Fu verso la fine degli anni Ottanta che cominciarono a diffondersi maggiormente notizie e approfondimenti sul mondo bonelliano, e finalmente conoscemmo Gallieno Ferri e Guido Nolitta, che non erano più solo una trascrizione quasi marginale all’inizio di ogni storia che ci aveva incuriosito per così tanto tempo. Nel 2009 ho avuto il privilegio di incontrare Gallieno e di trascorrere insieme a lui una giornata intera: fu in occasione dell’edizione autunnale di Romics dove andai proprio perché c’era lui; Gallieno, all’epoca splendido ottantenne, fu giustamente celebrato e gli fu assegnato il premio Romics d’Oro. Ricordo che c’erano anche Moreno Burattini e il cantautore Graziano Romani che presentava il suo album di canzoni dedicato a Zagor, le foto che vedete a corredo di questo mio ricordo le ho scattate quel giorno; conservo gelosamente il disegno di Gallieno della copertina dell’album con tanto di sua dedica. Il ricordo che ho di quel giorno è di tanta serenità, mi colpirono la sua gentilezza e umiltà, il suo senso di riconoscenza e gratitudine nei confronti di Sergio Bonelli per la grande opportunità che gli aveva dato, e l’entusiasmo ma soprattutto l’amore che ancora metteva nel disegnare Zagor. Nel mondo del fumetto, Gallieno con le sue migliaia e migliaia di disegni ha mietuto tutti i record possibili e immaginabili, conseguendo primati che anche solo a livello di numeri saranno inavvicinabili per chissà quanti anni ancora; essi rappresentano altresì la testimonianza tangibile della sua dedizione totale che ha quasi dell’ascetico, di un artista immenso che ha saputo amare come pochi il personaggio da lui creato, quasi coccolandolo per oltre mezzo secolo, per la delizia di intere generazioni di ragazzi che si sono “cibati” di Zagor ed emozionati per anni per popolare i loro sogni. Perché attraverso Zagor, Gallieno Ferri e Sergio Bonelli hanno veramente offerto a noi – adesso 50/60enni - un modello e un insieme di valori da seguire, per cui i nostri genitori, senza rendersene conto, hanno avuto un ruolo educativo facilitato perché, per quanto fondamentali, non hanno costituito il nostro unico punto di riferimento. In un’intervista di qualche mese fa un giornalista gli chiedeva se c’era qualcosa che invidiava al suo eroe, e questa fu la sua risposta: «Semplice, Zagor non invecchia. Passano gli anni e lui è sempre uguale, ancora giovane. Intanto però è passata una vita, e io sono diventato vecchio. Vorrei succedesse il contrario, come nel Ritratto di Dorian Gray. Vorrei essere ancora quello che si tuffava a Nervi, con le pinne di alluminio legate ai piedi. Ma c’è poco da fare, non è così, la vita è un’altra storia, un’altra avventura». E’ vero Gallieno, eri diventato vecchio, ma grazie a Zagor per noi eri sempre giovane, e nel frattempo anchenoi siamo invecchiati con i tuoi disegni che ci hanno accompagnato fino ad oggi, attraversando la vita di tutti noi, una vita resa certamente migliore e più bella grazie a te e a Sergio. Ciao Gallieno, tu sarai per sempre nostro amico, sarai per sempre come uno di quei posti in cui siamo nati e cresciuti, come uno di quei luoghi che abbiamo frequentato quando eravamo piccoli, come una di quelle persone care che abbiamo incontrato quando eravamo bambini, e adesso è come se ci risvegliassimo riascoltando tutti quei sogni che tu ci hai fatto fare quando eravamo adolescenti, tra migliaia di immagini che tu ci hai meravigliosamente raccontato in quella fiaba infinita che andremo a rivedere chissà quante volte, e che ci farà fantasticare e sognare ancora proprio come te e Sergio Bonelli vorreste. Voi,destinati a rimanere per sempre nel nostro cuore.


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