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60,… e sentirli tutti!

di Stefano Bidetti

Sì, è vero, sembra un errore o un apprezzamento scortese nei confronti di un amico che è giunto alla fantastica età di 60 anni. Se però quell’amico è un personaggio di carta, che vive soltanto nelle storie che leggiamo da tanti anni, il traguardo raggiunto è decisamente importante, posto che di solito – e soprattutto negli ultimi tempi – raggiungere certi numeri non è affatto scontato.
Ma dire che Zagor - perché parliamo proprio di lui - è assolutamente lo stesso, che i suoi 60 non li si nota affatto, che è come fosse all’inizio della sua avventura vorrebbe dire per tanti versi fargli un torto, non rendergli quanto dovuto. Infatti nel suo caso sentire i 60 anni è decisamente più un pregio che un difetto. Superare, e abbastanza di slancio, questo traguardo significa essere in grado di vantare una tradizione, una storia, un’intera saga che si rende protagonista ancora oggi, nelle vicende che contraddistinguono la sua attuale esistenza. Il “peso” degli anni non si traduce in qualcosa di vetusto e ormai non più adeguato ai tempi attuali. Posto che il rischio nel confronto forse lo corre più il fumetto nel suo complesso che non Za-Gor-Te-Nay, occorre considerare come egli in effetti si sia dimostrato capace di cavalcare anche il nuovo millennio.
Naturalmente le cose cambiano e il peso – quello sì – del mondo diverso che ci circonda non può non incidere. Cambiano gli autori, cambiano i fruitori, cambiano i gusti, i tempi e le modalità di lettura, le aspettative. Zagor ha sempre avuto una grande capacità di far forza sugli elementi di base su cui è stato costruito negli anni ’60: valori umani condivisibili, grande capacità di adattamento a stili e generi molto diversi, predisposizione a favorire l’immedesimazione del lettore nelle sue avventure. Era facile, per noi che da bambini ne leggevamo le avventure, condividere le sue difficoltà, avallare le sue scelte, apprezzare la sua superiore capacità di rispettare gli altri, anche il suo peggior nemico. Chi come me – e siamo in tanti – ne conosce le storie sin dall’inizio sa bene che la sua epica nasce da un istinto di vendetta, che lo ha portato, lungo tutta la sua adolescenza, a cercare il responsabile della morte dei suoi genitori. Ma quella stessa vendetta a un certo punto gli si è ritorta contro, nel momento in cui si è trovato a scoprire che la verità ha troppo spesso due facce, che i buoni nascondono sovente aspetti oscuri e che, viceversa, anche un cattivo può avere le sue motivazioni. E forse è proprio questa caratterizzazione di essere al di là della distinzione tra ciò che è bianco e ciò che nero, di vedere anche qualcos’altro rispetto alla separazione tra buoni e cattivi, di fare propri messaggi come la solidarietà, il rispetto, la fragilità, la possibilità di essere sconfitti che sta alla base delle simpatie che Zagor ha riscosso in questi anni.
Sicuramente ora le sue storie sono molto diverse da quelle dei primi tempi. Si assiste anche al tentativo di correre appresso ad altre dinamiche, che certo 60 anni fa non esistevano; di sperimentare, sorprendendo il lettore con qualcosa di inaspettato. Però è un osare trattenuto, perché la paura di violare la tradizione è sempre più forte. E di fronte c’è sempre un lettore severo e difficile da accontentare. In realtà proprio gli ultimi anni stanno dimostrando quanto quel lettore non sia così monolitico, incarnando gusti ed esigenze molto diversificate. Di sicuro accontentare tutti non è allora possibile, ma proprio in ragione di questo, a mio modesto parere, rischia di diventare fallimentare anche soltanto il tentativo di farlo.
Se lo Spirito con la Scure ha superato il traguardo delle 60 candeline, attraversando anche periodi di difficoltà, o anche di vera e propria crisi, significa che le sue basi si sono dimostrate in grado di confrontarsi con il cambio dei tempi, dei lettori e dei suoi autori. Questo significa che è un fumetto che non morirà mai? Non ci permettiamo di cullarci in questa illusione, naturalmente, ma quanto detto vuol dire soltanto che esso può e deve radicare le proprie speranze future nelle sue stesse premesse, non nella necessità di cambiare qualcosa a tutti i costi. Sembrerebbe quasi che i responsabili della testata, infatti, gradirebbero citare Tomasi di Lampedusa: “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”. Io direi che non vale nessuna delle due, perché cambiare tutto vorrebbe dire perdere un patrimonio sessantennale che è fatto di saga, di storie, di trame, ma anche di lettori radicati, dei loro commenti, delle idee che questo costante rapporto ha consentito di sviluppare in tutti questi anni; non cambiare niente vorrebbe dire al contrario ripercorrere a tutti i costi schemi triti e ritriti in cui sembra quasi che, se non c’è lo scontato ritorno di un certo personaggio, se non si ricrea ogni volta lo stesso gruppo di attori, date magari determinate premesse di filone o di genere, se non si riutilizza pedissequamente la stessa struttura, o peggio ancora lo stesso finale, Zagor non è più lui.
In conclusione, 60 anni sono tanti e sono pochi, dipende da chi li conta e da come lo fa. Perché, detto tra noi, Zagor potrebbe essere nato ieri, quindi risultare fresco e pimpante come un ragazzino, così come essere invece un vecchio nostalgico illuso frequentatore delle nostre edicole. A renderlo giovane, moderno, al passo coi tempi, sono sia le sue storie, sia l’atteggiamento di noi lettori. Che siamo i primi, a prescindere da quanti anni abbiamo, a dover non sentire gli anni sulle nostre schiene…


postato il 10/8/2021 alle ore 16:50

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